Tuesday, 24 October 2017
Economia

Brexit: gli effetti sull’economia italiana

A qualche giorno dal Brexit non si parla d’altro in Europa e nel resto del mondo, ma quali sono i reali effetti sull’economia italiana? Almeno tre i parametri da prendere in considerazione: il canale commerciale diretto, il canale finanziario e il PIL.

Il BrexitIl primo fattore, probabilmente, è il meno preoccupante. In base ai dati dei primi 4 mesi del 2016, soltanto il 5,2% dell’export italiano è diretto verso il Regno Unito (1,8 mld da gennaio ad aprile, erano 22,5 mld nel 2015). Nel 2015 si era infatti registrata una crescita del 7,3%, poi rallentata all’1,1% nella parte iniziale del 2016. I quattro settori più rappresentati (in base ai dati disponibili sinora per l’anno in corso) sono: mezzi di trasporto (il 15,4% del totale, per il 7,6% si tratta di autoveicoli), macchinari (15,1%), alimentari e bevande (12,2%) e prodotti tessili (12,1%).

In ogni caso, l’Italia presenta un saldo commerciale positivo nei confronti del Regno Unito (pari a 11,9 mld sui 45,2 mld totali nel 2015, e 898 milioni su 4,5 miliardi totali nei primi 4 mesi del 2016). In sintesi, dal punto di vista del canale commerciale diretto, l’Italia appare uno dei Paesi europei meno vulnerabili in quanto l’export verso il Regno Unito è pari a circa l’1,6% del PIL (meno della metà della media dell’Eurozona).

Il rischio principale per l’Italia è che la Brexit, a lungo termine, inneschi un aumento dell’avversione al rischio sui mercati e dunque un peggioramento degli indici di rischio. Tesoro italiano ha realizzato senza alcun problema e senza incrementi di costo il previsto collocamento di debito a medio/lungo termine il che fa ben sperare. Gli effetti peggiori, tuttavia, riguarderanno il Pil : -0,3% all’inizio del  prossimo anno. Lo choc, infatti, non si ripercuote soltanto sull’export ma anche sull’offerta domestica.

In ogni caso, è assurdo pensare a uno scenario simile a quello del 2011: innanzitutto la salita dello spread, già dai primi dati rilevati, è di entità molto inferiore rispetto a quegli anni; in secondo luogo nel 2011 la salita dello spread si trasmise all’economia reale in quanto implicò simultaneamente una restrizione del credito e una pesante stretta fiscale.

Anche se una parte del sistema bancario è in difficoltà, inoltre, nell’insieme le condizioni economiche del Paese sembrano più positive, il credito in fase d’espansione e la politica fiscale, per giunta, lievemente accomodante per il terzo anno consecutivo.

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